La depressione è considerata dall’OMS una delle più diffuse patologie. Dati del 2018 stimano una diffusione a livello mondiale che coinvolgerebbe circa 300 milioni di persone, con una prevalenza per il genere femminile. In questo articolo cercherò di fare chiarezza sul tema della depressione dandoti strumenti utili per capire di cosa si tratta e cosa significhi “curare la depressione con la psicoterapia”.

Indice
1. Depressione: definizione, sintomi e cause
2. Come fare diagnosi di depressione:
2.1 La diagnosi nosografica
2.2 La struttura della personalità
3. Come curare la depressione con la psicoterapia
4. Riferimenti bibliografici

1 Depressione: definizione, sintomi e cause

La depressione è una condizione umana caratterizzata da profonda tristezza, più o meno persistente e grave a seconda delle caratteristiche specifiche del singolo caso.
Il termine è ormai da tempo entrato nel linguaggio comune e non specialistico, indicando così condizioni di sofferenza che non sono necessariamente riconducibili ad una precisa patologia mentale.

Ci sentiamo “depressi” quando è da tempo che la tristezza sembra pervaderci la maggior parte del giorno, o quando la nostra quotidianità viene bruscamente interrotta da una perdita, un lutto, un allontanamento o una separazione che improvvisamente squarcia la nostra integrità di soggetti e fa vacillare il senso con cui fino a poco prima affrontavamo ogni giorno della nostra vita.
Questo vissuto però, accompagna anche emozioni più complesse, come ad esempio la vergogna o la colpa. Nel primo caso, oggi ormai sempre più frequente, la depressione può costituire il delta di una catena di vissuti caratterizzata da sentirsi esposti e giudicati dallo sguardo dell’Altro, dal percepire di non essere all’altezza del compito o della situazione, di essere snudati rispetto ad una nostra fragilità. Nel secondo caso a monte ci sarebbero più vissuti di responsabilità, coinvolgimento diretto rispetto al benessere di qualcun altro o al buon funzionamento di qualcosa.
Da un punto di vista delle cause vanno distinti quelli che sono i fattori di vulnerabilità rispetto a quelli scatenanti. Nel primo caso è possibile fare riferimento ad una continuità che inizia con la genetica e finisce con la nostra storia di vita. Siamo ciò che ci accade, dalla nostra cellula più remota fino al momento della nostra laurea, di quel momento con i nostri amici, di quella vacanza particolare, di quell’incontro inaspettato, del nostro matrimonio, del primo bacio e di quei giorni in cui sembrava che niente avesse più significato.
Non ha alcun senso quindi parlare di causalità lineare. Non esiste un neurone o un gene che, smettendo di fare il suo dovere, ci porta alla depressione. Esiste invece una particolare configurazione che si chiama essere umano, in cui fattori di vulnerabilità che caratterizzano il nostro temperamento e la nostra personalità, coinvolgendoci quindi dal corpo alle relazioni, incontrano eventi di vita scatenanti o potenzialmente tali, tanto da far nascere e crescere in noi sentimenti di tipo depressivo.

2 Come fare diagnosi di depressione

Per poter curare la depressione con la psicoterapia è fondamentale una corretta diagnosi che deve seguire due strade parallele e complementari: la prima ha come obiettivo inquadrare nella maniera più corretta la forma di depressione che la persona si trova a vivere in un dato momento e capire se può rientrare in una categoria specifica. La seconda, più complessa, cerca di inserire questa diagnosi in una struttura più ampia che coinvolge l’intera personalità del soggetto.

2.1 Diagnosi nosografica

Iniziamo dunque con il primo ragionamento, quello della classica diagnosi nosografica. Esistono più forme di depressione. Il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, giunto alla sua 5° edizione) distingue tra:
Disturbo depressivo maggiore (o disturbo depressivo unipolare): si caratterizza da umore depresso per la maggior parte del giorno, marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi le attività per la maggior parte del giorno, aumento o perdita di peso con diminuzione o aumento dell’appetito significativi, insonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio, astenia, sentimenti di autosvalutazione o colpa eccessivi, diminuita capacità di pensare o concentrarsi, pensieri ricorrenti di morte o suicidio.
Disturbo depressivo persistente: la caratteristica principale di questa forma di disturbo depressivo nonché la sostanziale differenza rispetto al precedente è la durata superiore o uguale ai due anni.
Disturbo disforico premestruale: i sintomi riportati nel primo caso sarebbero direttamente riconducibili al ciclo mestruale, in particolare alla fase premestruale. Caratteristiche peculiari di questa forma di disturbo sono gli sbalzi d’umore, l’irritabilità, l’ansia marcata e sintomi fisici di tensione, dolori muscolari, gonfiore.
Disturbo depressivo indotto da sostanze
Disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica
Disturbo depressivo con altra specificazione
Oltre a queste, che sono le categorie diagnosticabili riportate sul Manuale più diffuso in ambito psichiatrico e psicologico-clinico, vanno specificate tutte quelle variazioni rispetto a queste forme più tradizionali di depressione. Ricordiamo ad esempio la disforia, la melancolia, le depressioni atipiche, le depressioni con caratteristiche psicotiche, quelle con andamento stagionale o di tipo catatonico.

2.2 La struttura della personalità

Il secondo ragionamento coinvolge invece la personalità a livello globale del soggetto. In questo senso non parleremo più di diagnosi e meno che meno di Disturbi di Personalità, bensì di tratti e caratteristiche del soggetto tali da rendere comprensibile come mai si siano sviluppati quegli specifici disturbi depressivi eventualmente diagnosticati.
Da un punto di vista fenomenologico, ovvero quello afferente alla Scuola in cui mi sono formato, ci riferiamo alla personalità del soggetto come modo di essere-nel-mondo, ovvero quell’intreccio intersoggettivo che rende comprensibile come la persona vive e fa esperienza.
Senza di esso ogni diagnosi diventa fine a se stessa. Dire ad una persona che rientra nei criteri del Disturbo Depressivo Maggiore significa poco e niente. Significa certamente che il soggetto presenta i sintomi suddetti, senza però poter compiere ulteriori passi necessari per dare un senso a questi sintomi e potersene prendere cura.

3 Curare la depressione con la psicoterapia

Se ogni patologia psichica coinvolge la persona nella propria globalità, va da sé che una buona psicoterapia non potrà agire come se esistesse una causa specifica a livello neurobiologico o comportamentale sulla quale intervenire, dovendo invece prendere in carico questa globalità grazie alla quale ogni disagio, inclusa la depressione, può diventare comprensibile e, quindi, affrontabile.
Curare la depressione a livello psicoterapeutico significa muoversi su tre binari principali:

Comprendere

Come un seme può dar vita ad una pianta se interrato nel giusto terreno, così ogni esperienza psichica, comprese le forme di disagio, si innestano su una personalità connotata da specifiche caratteristiche.
Compito del terapeuta è aiutare la persona a metterle in luce fin dove è possibile e necessario. Si arriverà così a comprendere com’è fatto questo terreno e come è stato possibile che vi potesse germogliare quel disagio che chiamiamo depressione.

Interpretare

Una volta aperta questa finestra sul mondo interno della persona, paziente e terapeuta ricostruiscono una serie di nessi necessari per rispondere alla domanda: “perché le cose sono andate in questa maniera?”.
Interpretare vuole dire ricercare attivamente un senso rispetto a quanto accaduto. A titolo esemplificativo possiamo prendere Luca, nome di fantasia. Abbiamo anzitutto reso più comprensibile il suo mondo e la sua struttura di personalità. Diremo quindi, in maniera un po’ grossolana, che “Luca è fatto così”. Interpretare, a questo punto, significa prendere atto che “alla luce della personalità di Luca, tali vissuti di tipo depressivo si collegano a questo o a quell’altro motivo”. Interpretazioni di questo tipo sono sempre ed esclusivamente fatte insieme al paziente, in forma dialogica e in un rapporto di confronto, mai quindi come delle spiegazioni “dall’alto”.

Accompagnare

Questo è il terzo volto di una buona psicoterapia. Abbiamo compreso com’è fatta la personalità di Luca, abbiamo interpretato i nessi di senso che rendono meglio comprensibili i vissuti di tipo depressivo. E ora?
Ora ci troviamo davanti ad una strada aperta. Quello che prima era un labirinto dai tratti angoscianti in cui era facile perderci, adesso diventa un percorso con una via, un terreno che può essere battuto.
Accompagnare significa capire insieme al paziente dove ha senso andare. Se e con quale passo.
Quanto se la sente Luca di cambiare alcuni aspetti della propria vita che abbiamo precedentemente visto essere stati centrali rispetto alla sua depressione? Quali sono le risorse che Luca possiede per poter trasformare ciò che per tanti anni è sempre stato in un certo modo?

Se sei interessato a curare la depressione con la psicoterapia o vuoi avere qualsiasi informazione ulteriore in merito, sentiti libero di contattarmi. Il mio studio si trova a Borgarello in provincia di Pavia. Possiamo sentirci telefonicamente o via mail, sia per fissare un incontro sia semplicemente per rispondere ad ogni tua domanda.

Riferimenti bibliografici sul tema
American Psychiatric Association (2013) – Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5). Raffaello Cortina.
Ehrenberg, A. (2010) – La fatica di essere sé stessi: depressione e società. Einaudi.
Ratcliffe, M. (2015) – Experiences of depression: a study in phenomenology. Oxford University Press.
Rossi Monti, M.; Gosio, N. (a cura di) (2013) – Depressione: il paradigma errante. Franco Angeli.
Tellenbach, H. (1975) – Melancolia. Il Pensiero Scientifico.
Zacchetti, E.; Castelnuovo, G. (a cura di) (2010) – Psicologia clinica della depressione. Franco Angeli.

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